L'alba dopo la tempesta

In una biblioteca silenziosa, Wei Wuxian scopre il dolore nascosto di Lan Zhan, ma insieme troveranno la strada per guarire e amarsi.

2,292 ·12 分で読めます··3 閲覧

Il Ricolo delle Nuvole era immerso in un silenzio che sembrava volerti soffocare. La nebbia del mattino strisciava tra i bambù come un respiro rubato, e le gocce di rugiada cadevano dalle foglie con un ritmo preciso, quasi meccanico. Wei Wuxian camminava spedito sul sentiero di pietra, le maniche della veste ancora imbrattate d'inchiostro per l'ennesima marachella che gli era costata una punizione in biblioteca.

“Tre ore a copiare le regole,” borbottò. “Come se non le sapessi già a memoria.”

La biblioteca odorava di carta vecchia e legno di sandalo. Scaffali altissimi, carichi di rotoli e volumi che sembravano custodire segreti antichi. E in fondo, al tavolo principale, c'era Lan Zhan. Schiena dritta come un fuso. Sembrava un dipinto.

Wei Wuxian si bloccò sulla soglia. Per un attimo, lo colpì quella perfezione: capelli corvini raccolti in un'acconciatura impeccabile, fascia bianca che gli scendeva lungo la schiena, mani incrociate sul tavolo come se stesse posando. Ma qualcosa non quadrava. Le spalle leggermente sollevate, i pugni chiusi sotto il tavolo, lo sguardo fisso sul rotolo come se temesse che potesse esplodere.

“Buongiorno, Lan Zhan!” Wei Wuxian si lasciò cadere sulla sedia di fronte, appoggiando i gomiti con un tonfo. “Anche tu in punizione? Che hai combinato?”

Lan Zhan non alzò lo sguardo. “Non sono in punizione. Studio.”

“Ah, certo. Il tesoro del clan Lan passa il tempo libero in biblioteca. Che vita emozionante.” Wei Wuxian sospirò teatralmente, ma osservava. Notò come Lan Zhan ritirò le braccia quando lui si piegò in avanti. Il leggero tremito della mano quando prese il pennello.

“Non hai nulla da fare?” La voce gelida.

“Devo copiare le regole. Possiamo farlo insieme, no? Io ti racconto barzellette, tu mi correggi gli errori.”

“No.”

“Sei sempre così freddo. Un giorno ti scioglierai, vedrai.”

Passarono due ore. Solo fruscio di carta e respiro regolare di Lan Zhan. Wei Wuxian aveva riempito mezzo quaderno con scarabocchi e coniglietti accanto alle regole, ma non riusciva a concentrarsi. Ogni volta che Lan Zhan si alzava per prendere un libro, lo faceva con movimenti controllati, come se avesse paura di rivelare qualcosa. E quando Wei Wuxian gli si avvicinò per mostrargli un disegno, Lan Zhan sussultò appena, le braccia strette al petto.

“Lan Zhan, stai bene?” chiese piano.

“Sto bene.” Troppo veloce. Troppo automatico. Lan Zhan raccolse i rotoli e si alzò. “Devo andare.”

“Ma se devi studi—”

“Andato.”

Wei Wuxian rimase solo. Il silenzio tornò a pesare. Qualcosa non andava. E lui voleva scoprire cosa.


Quella sera, Wei Wuxian decise di farsi un bagno alla sorgente termale. L'acqua calda lo avvolse, il vapore saliva verso le stelle. La luna si rifletteva tremolante sull'acqua.

Quasi mezzanotte. Sentì dei passi. Si nascose dietro una roccia. Una figura emerse dalla nebbia, e lui trattenne il respiro.

Era Lan Zhan.

Indossava solo una veste sottile, i capelli sciolti. Si guardò intorno con cautela, poi si diresse verso l'angolo più nascosto, lontano dai raggi di luna. Wei Wuxian lo vide spogliarsi lentamente, e il cuore gli fece un balzo.

Le braccia di Lan Zhan erano segnate. Cicatrici sottili, alcune fresche, altre più vecchie, si intrecciavano come una ragnatela. Wei Wuxian deglutì. Non poteva crederci. Il perfetto Lan Zhan, il gioiello del clan, nascondeva quelle ferite sotto le maniche.

Lan Zhan entrò nell'acqua con cautela, poi si immerse completamente. L'acqua lo inghiottì senza rumore. Wei Wuxian contò. Dieci secondi. Venti. Trenta. Un minuto. Due.

Il panico cominciò a salire. Stava cercando di annegarsi? Stava per tuffarsi a salvarlo quando la testa di Lan Zhan riemerse, il respiro rotto, gli occhi chiusi. Sembrava prosciugato.

Wei Wuxian rimase immobile. Non poteva rivelarsi. Non ancora.


Nei giorni seguenti, Wei Wuxian osservò Lan Zhan con occhi nuovi. Notò tutto. Il modo in cui si scusava per ogni minima cosa. Il modo in cui si irrigidiva quando qualcuno si avvicinava. Il modo in cui, dopo ogni rimprovero dello zio, spariva per ore.

Una notte lo seguì. Nel bosco fitto di alberi antichi, dove la luna filtrava a malapena. Si nascose dietro i tronchi.

Lan Zhan si fermò in una radura. Si sedette su una roccia, e con mani tremanti si srotolò le bende dagli avambracci. Cicatrici. Alcune rosse e infiammate.

Poi tirò fuori dalla manica un piccolo coltello. La lama luccicava.

“No,” sussurrò Wei Wuxian, e si lanciò in avanti. “Lan Zhan! Fermo!”

Lan Zhan si irrigidì. Occhi spalancati, pieni di terrore e vergogna.

“Che fai qui?” La voce spezzata.

Wei Wuxian si inginocchiò di fronte a lui, mani protese. “Lo so,” disse piano. “Ho visto le tue braccia. Ho visto come ti punisci.”

“Non sono affari tuoi.” Lan Zhan cercò di nascondere il coltello, ma Wei Wuxian glielo strappò di mano e lo gettò lontano.

“Sì, invece. Perché mi importa di te.” La voce tremava. “Ho visto come ti comporti. Come ti scusi per tutto. Come ti immergi nell'acqua gelata. Come ogni minimo errore ti distrugge.”

Lan Zhan scosse la testa, occhi lucidi. “Non capisci. Devo essere perfetto. Le regole... se infrango una regola, devo punirmi. È così.”

“Chi te l'ha detto?” Wei Wuxian sentiva la rabbia montare. “Tuo zio? Chi ti ha messo in testa questa roba?”

“Sono le regole del clan.” Voce di filo. “Devo essere degno del nome Lan. Ogni macchia va lavata.”

“Tagliarti non lava niente, Lan Zhan. Ti fa solo male.” Wei Wuxian allungò una mano, toccò il suo braccio. L'altro sussultò ma non si ritrasse. “Posso vedere?”

Lan Zhan esitò, poi annuì appena. Wei Wuxian srotolò le bende con una delicatezza che non sapeva di avere. Cicatrici. Tante. Sottili come fili di seta, altre più larghe.

“Perdonami,” mormorò Lan Zhan, nascondendo il viso tra le mani. “Non avrei dovuto... non merito la tua gentilezza.”

“Non chiedermi scusa.” Wei Wuxian gli prese il viso tra le mani, lo costrinse a guardarlo. “Non sei tu quello che deve scusarsi. Sei una vittima. E io non ti lascerò solo.”

Per la prima volta, Wei Wuxian vide le lacrime di Lan Zhan. Non singhiozzi, solo lacrime silenziose che gli solcavano le guance.

“Non voglio più sentire dolore,” sussurrò Lan Zhan. “Ma non so come smettere.”

Wei Wuxian lo abbracciò. Lo strinse forte, sentendo il corpo dell'altro tremare. “Impareremo insieme. Ti insegnerò a essere gentile con te stesso. Anche se ci vorrà una vita. Non ti lascerò mai.”


Il giorno dopo, Wei Wuxian andò a parlare con Lan Xichen. Lo trovò nel padiglione della musica, intento a suonare il qin. La melodia era dolce, malinconica.

“Zewu-jun,” lo chiamò, inchinandosi. “Devo parlarti di tuo fratello.”

Lan Xichen smise di suonare. “Ti ascolto.”

Wei Wuxian raccontò tutto. Le cicatrici, l'immersione, il coltello. Con calma, ma senza lasciare spazio a dubbi. Il volto di Lan Xichen impallidì.

“Non lo sapevo,” disse infine, voce rotta. “Sapevo che era severo con se stesso, ma non...”

“Tuo zio lo sa?”

“Non credo. O forse sì, e lo considera segno di disciplina.” Sospirò. “Mio zio è un uomo di principi. Crede nella perfezione attraverso il sacrificio. Ma questo è troppo.”

“Dobbiamo fare qualcosa.” Wei Wuxian guardò dritto negli occhi l'altro. “Non possiamo lasciarlo così.”

Organizzarono un piano. Lan Xichen avrebbe parlato con lo zio, con delicatezza ma fermezza. Avrebbe insistito per un guaritore specializzato in traumi. Wei Wuxian si sarebbe occupato di stare vicino a Lan Zhan, giorno e notte.

“Ma devi promettermi una cosa,” disse. “Se tuo zio prova a punirlo di nuovo, lo porto via da qui. Anche se significa andare contro tutto il clan.”

Lan Xichen annuì, gratitudine negli occhi. “Lo proteggerò anch'io. È mio fratello.”


Nei giorni successivi, Wei Wuxian si dedicò a Lan Zhan con una pazienza che non sapeva di avere. Ogni mattina lo aspettava all'ingresso della biblioteca, con un sorriso.

“Lan Zhan! Ho trovato un coniglio nel bosco. L'ho chiamato Piccolo Bianco. Vuoi vederlo?”

“No.”

“Ti ho portato del tè. Quello che ti piace, giusto? L'ho preso in prestito dalla cucina.”

“Non si ruba.”

“Allora l'ho preso in prestito. Bevi.”

A poco a poco, le barriere di Lan Zhan cominciarono a incrinarsi. Non parlava molto, ma a volte prendeva il tè. A volte rispondeva con più di un monosillabo. E a volte, quando pensava di non essere guardato, lasciava intravedere un accenno di sorriso.

Una settimana dopo, Wei Wuxian lo trovò nella sua stanza, seduto sul letto con le bende sporche di sangue. Il cuore gli mancò un battito.

“Lan Zhan.” Fece del per mantenere la calma. “Cosa è successo?”

“Mio zio mi ha rimproverato.” Lan Zhan non alzò lo sguardo. “Ho sbagliato la pronuncia di un carattere. Ha detto che sono una disgrazia per il clan.”

“Non sei una disgrazia.” Wei Wuxian si inginocchiò e cominciò a srotolare le bende. “Sei la persona più straordinaria che abbia mai conosciuto. E se tuo zio non lo vede, è lui il problema.”

Lan Zhan alzò gli occhi, pieni di lacrime. “Perché mi stai ancora vicino? Sono rotto. Imperfetto. Non merito la tua gentilezza.”

“Non sei rotto. Solo ferito. E le ferite possono guarire. Ma devi lasciarmi aiutare.”

Prese il polso di Lan Zhan, esaminò i tagli freschi. Poi prese le bende pulite che aveva portato e cominciò a fasciare con movimenti lenti.

“Non lo farò più,” mormorò Lan Zhan. “Lo prometto.”

“Non prometterlo. Non ancora. Prima dobbiamo trovare un altro modo. Ma io sarò qui. Sempre.”

Finito, Wei Wuxian non si alzò. Rimase con le mani strette attorno a quelle di Lan Zhan, pollici che accarezzavano la pelle sopra le bende.

“Ti sei tagliato anche da altre parti?”

“No. Solo le braccia.”

“Bene. Cominciamo da qui. Ogni volta che senti il bisogno di punirti, vieni da me. Ti terrò occupato. Ti farò ridere. Ti farò vedere che il mondo non è solo regole.”

“E se non riesco a resistere?”

“Allora riproviamo il giorno dopo. Finché non ce la faremo.”


Il tempo passò. Lento, come un fiume tra le rocce. Lan Zhan cominciò a fidarsi. Cominciò a cercare Wei Wuxian quando l'ansia diventava troppo forte. E Wei Wuxian era sempre lì, con una battuta, un abbraccio, una parola dolce.

Un giorno, Lan Zhan gli regalò la sua fascia per capelli. Wei Wuxian la guardò, sbalordito.

“La fascia del clan Lan. Me la stai dando?”

“È un segno di fiducia.” Viso arrossato. “Voglio che tu l'abbia.”

Wei Wuxian sorrise e se la annodò intorno al polso. “La terrò sempre con me. Promesso.”


Poche settimane dopo, Wei Wuxian propose un'avventura.

“Andiamo via per qualche giorno,” disse mentre sorseggiavano il tè. “Fuori dal Ricolo delle Nuvole. Lontano dalle regole, da tuo zio, da tutto.”

“È pericoloso.”

“Lo so. Ma stare qui è pericoloso per te. E io voglio mostrarti il mondo. Quello vero, non di carta e inchiostro.”

Lan Zhan esitò, poi annuì. “Va bene.”

Partirono all'alba, con la nebbia sulle montagne. Wei Wuxian guidava, Bichen legato alla schiena, sorriso sulle labbra. Lan Zhan lo seguiva, passi più leggeri del solito.

Attraversarono foreste, valli, villaggi sconosciuti. Wei Wuxian gli mostrò cose che Lan Zhan non aveva mai visto: un mercato notturno con lanterne colorate, un fiume con lucciole che danzavano sull'acqua, una grotta dove l'eco ripeteva le loro voci per ore.

Una notte, accanto a un fuoco, Lan Zhan rise. Una risata vera, spontanea, che scoppiò dal petto come un raggio di sole dopo la tempesta. Wei Wuxian lo guardò, il cuore pieno.

“Ti sei sciolto,” disse sorridendo. “Te l'avevo detto.”

Il viso di Lan Zhan si illuminò. “Grazie. Per non avermi lasciato andare.”

“Mai. Mai.”

Lan Zhan si avvicinò, e per la prima volta fu lui a cercare il contatto. Le loro mani si intrecciarono, dita timide, come chi impara un linguaggio nuovo.

“Wei Ying,” disse Lan Zhan, voce un sussurro. “Ti amo.”

Il mondo sembrò fermarsi. Il fuoco crepitava, le stelle brillavano. Per un momento non ci fu altro.

“Ti amo anch'io,” rispose Wei Wuxian. “Ti amo da così tanto tempo.”

Si baciarono. Un bacio leggero, come una promessa di un futuro possibile.


Tornarono al Ricolo delle Nuvole una settimana dopo. Lan Zhan parlò con suo zio, con una fermezza che non aveva mai avuto. Disse che non avrebbe più accettato punizioni fisiche. Disse che avrebbe seguito la guarigione. Disse che non sarebbe più stato il burattino perfetto.

Lo zio protestò, ma Lan Xichen intervenne. E alla fine, anche l'uomo più rigido dovette cedere.

Il guaritore arrivò pochi giorni dopo. Lan Zhan cominciò le sedute con scetticismo, ma a poco a poco imparò a parlare del suo dolore, a riconoscere i segnali, a trovare altre valvole di sfogo.

Wei Wuxian era sempre lì. A volte lo teneva per mano durante le sedute. Altre volte lo portava a cavallo nelle montagne, gridando al vento. A volte restavano in silenzio, e quel silenzio era una carezza.


Un anno dopo, il Ricolo delle Nuvole non era più lo stesso per Lan Zhan. Le regole c'erano ancora, ma non lo opprimevano. Solo parole, non catene.

Partirono di nuovo per un'avventura. Più lontano, senza una meta. Con la spada, il cibo, e l'uno per l'altro.

Mentre il sole tramontava dietro le montagne, Lan Zhan appoggiò la testa sulla spalla di Wei Wuxian. Il vento gli scompigliava i capelli, e per la prima volta non si preoccupò di aggiustarli.

“Non ho più paura,” mormorò. “Con te, non ho più paura.”

Wei Wuxian lo strinse a sé, guardando il cielo arancione e rosa. Il viaggio era appena cominciato, ma già sapeva che sarebbe stato il più bello.

“Siamo a casa,” sussurrò. “Ovunque siamo insieme, siamo a casa.”

E in quel momento, tra le montagne e le stelle, Lan Zhan sorrise. Non più il sorriso timido di un ragazzo spaventato, ma quello di un uomo che aveva imparato ad amarsi, grazie all'amore di qualcuno che non si era mai arreso.

Era solo l'inizio. Ma era già abbastanza.

このストーリーを楽しみましたか? il gran maestro del diavolismo ファンの仲間にシェアしましょう!
あなただけのストーリーを作成

ストーリーの詳細

キャラクター: Lan Zhan e Wei Wuxian
トーン: Romantic
長さ: ロング
生成元: FanFicGen AI

あなただけの il gran maestro del diavolismo ストーリー

AIが数秒でユニークなファンフィクションを生成します。無料でお試し — 会員登録不要です。

ストーリーを il gran maestro del diavolismo 書く