Cicatrici di Luce

Wei Wuxian nasconde il suo dolore dietro un sorriso smagliante, ma Lan Wangji vede oltre la maschera. Tra lezioni e silenzi, un amore paziente prova a ricucire le crepe dell'anima.

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Ai Recessi delle Nuvole, all'alba, era tutto silenzio. Le prime luci filtravano tra i bambù, tingendo d'oro i tetti di tegole grigie. Wei Wuxian camminava lungo il sentiero di ciottoli verso la sala lezioni, mani incrociate dietro la nuca, fischiettando una vecchia filastrocca di Yiling. Ogni tanto si fermava a tirare un calcio a un sasso o a strappare un filo d'erba.

«A-Ying, oggi hai proprio un'aria strana,» si mormorò, guardando il cielo. «Ma va bene. Sorridi e nessuno nota niente.»

Bugia, ovviamente.

Dentro la sala, il clan Lan era già in posizione, file ordinate come soldatini. Lan Qiren presiedeva con quella sua faccia da funerale, mentre i discepoli ascoltavano in silenzio la lezione sui rituali di purificazione. Wei si sgattaiolò al posto con un sorriso furbo, tentando di passare inosservato.

«Wei Wuxian.» La voce di Lan Qiren sembrava un tuono. «Terza volta questa settimana. Cinque trascrizioni dei Precetti, entro stasera.»

«Ma maestro Qiren!» Wei si portò una mano al cuore, finto tragico. «È che stanotte non dormivo, pensavo alla nobiltà del vostro insegnamento. Mi tiene sveglio, sapete?»

Risolini soffocati. Un'occhiata glaciale di Lan Qiren li spense subito. Lan Wangji, seduto in prima fila, non rise. Mai. Però i suoi occhi, dorati come miele al sole, si fermarono su Wei un istante. E lessero qualcosa di diverso.

Era dimagrito. Le guance, un tempo piene, ora scavate. Occhiaie così profonde da sembrare lividi. Ma la voce era la stessa: allegra, pungente.

Lan Wangji strinse le dita sullo spadone. Non disse niente.

La lezione durò due ore. Wei fece domande provocatorie, cercò di far arrabbiare il vecchio, disegnò talismani sui margini del rotolo. Ma Lan Wangji lo vide: due volte, quando pensava di non essere osservato, Wei smise di sorridere. Lo sguardo si offuscava, perdeva luce. Poi, come ricordandosi dove era, tornava a ridere.

«È come se recitasse,» mormorò Lan Wangji. Solo il vento lo sentì.

La notte calò su Gusu Lan come un velo nero. Silenzio rotto solo dal fruscio dei bambù e dallo scorrere lontano del ruscello. Turno di guardia di Lan Wangji, ma lui non si limitò ai corridoi. Vagò fino ai bordi della foresta, seguendo un istinto che non sapeva spiegarsi.

E lo trovò.

Wei Wuxian seduto su una roccia vicino al ruscello, mani penzoloni tra le ginocchia. Luna piena, ombre lunghe. Piangeva. Non singhiozzava, nessun suono. Solo lacrime che scivolavano silenziose, cadendo nell'acqua.

Lan Wangji si fermò a pochi passi. Trattenne il respiro. Non voleva disturbare. Non sapeva cosa dire. Prima volta che vedeva Wei piangere. Wei, quello che rideva sempre, che scherzava davanti alla morte.

Forse il rumore del mantello, o un ramo che scricchiolava. Wei si voltò di scatto, e in un istante il dolore sparì. Sostituito da un sorriso luminoso quanto finto.

«Lan Zhan!» Si asciugò la guancia con la manica. «Che ci fai qui? Non dovresti dormire come un bravo coniglio del clan Lan?»

«Piangevi.»

«Io? Piangere?» Una risata troppo alta. «Macché, è l'aria di montagna. Irrita gli occhi. Questi bambù rilasciano un polline terribile! Dovreste piantarli più lontano.»

«Non c'è polline notturno.»

«Ah. Forse un insetto. Sì, un insetto nell'occhio. Roba da niente, Lan Zhan. Ora torno in camera. Domani lezione di talismani, devo preparare scherzetti per il maestro!»

Si alzò con un'agilità da gatto e fece per andarsene. Lan Wangji allungò una mano.

«Wei Ying.»

Il nome lo colpì come una freccia. Wei si fermò, ma non si voltò. Le spalle tremavano appena. La voce, quando parlò, era ancora allegra.

«Sì, Lan Zhan?»

«Se hai bisogno di parlare...»

«Oh, ma che bisogno avrei? Sto benissimo! Mai stato meglio! Okay, buonanotte!»

E fuggì. Letteralmente. Correndo tra i bambù come se avesse il diavolo dietro. Lan Wangji rimase immobile, il cuore stretto.

Nei giorni dopo, le cose peggiorarono.

Wei continuava a scherzare, a provocare, a ridere. Ma il corpo parlava un'altra lingua. Sempre più magro, le ossa che sporgevano sotto la tunica. Lividi sulle braccia. Una volta, durante lezione di spada, sbiancò all'improvviso, portandosi una mano al costato.

«Wei Ying, stai bene?»

«Certo! Solo stanchezza. Studio troppo la notte, la mente sempre in fermento!» Ma la voce era più flebile.

Poi arrivò la missione.

Un cadavere feroce infestava una valle a nord di Caiyi. Il clan Lan inviò due squadre. Wei si offrì volontario, entusiasmo forse eccessivo.

«Finalmente azione!» Saltellava mentre infilava il flauto nella cintura. «Questi giorni di studio mi stavano ammazzando!»

La valle era avvolta in una nebbia densa, che puzzava di marcio. Il cadavere, un ex coltivatore demoniaco, si muoveva tra gli alberi con velocità innaturale. Wei lo affrontò con il solito coraggio spericolato, attirandolo fuori mentre gli altri preparavano i sigilli.

Ma qualcosa andò storto.

Forse l'oscurità, la scarsa visibilità, o forse Wei troppo concentrato a nascondere il suo dolore. Non vide l'artiglio che gli fendeva il fianco sinistro.

«Wei!» gridò Lan Wangji, lanciandosi in avanti con la spada.

Si parò tra Wei e il mostro, deviando il colpo. Un fendente preciso, e la testa del cadavere rotolò via, dissolvendosi in polvere.

Tutto finì in un istante. Ma quando Lan Wangji si voltò, trovò Wei in ginocchio, mano premuta sul fianco insanguinato.

«Non è niente,» mormorò, tentando di alzarsi. «Un graffio.»

«Fammi vedere.»

«Non serve!»

Ma Lan Wangji non ascoltò. Si inginocchiò accanto a lui, sollevò la tunica con mano ferma ma gentile. Il taglio era lungo, venti centimetri, profondo, sanguinava copiosamente. Ma non era quello il problema.

Sotto la tunica, l'avambraccio di Wei era coperto di cicatrici e tagli recenti. Non ferite di battaglia. Non artigli demoniaci. Tagli netti, precisi. Fatti con un coltello.

Le dita di Lan Wangji si fermarono.

«Wei Ying.»

«...non è niente,» ripeté, ma la voce uscì rotta, fragile come vetro. «Solo incidenti. Distrazioni.»

«Bugie.»

Le parole caddero come pietre. Wei abbassò lo sguardo. Per un lungo, terribile momento, non disse nulla. Poi le spalle cominciarono a tremare.

«Per favore, Lan Zhan, non guardare. Non ti riguarda.»

«Riguarda me.»

La risposta fu così improvvisa, così ferma, che Wei alzò lo sguardo. Occhi pieni di lacrime non versate. Lan Wangji lo guardava con un'espressione che non aveva mai visto: non rabbia, non compassione. Qualcosa di più profondo. Disperazione silenziosa.

«Ogni volta che sorridi falso,» disse piano, «fa male. Ogni volta che neghi il dolore, fa male. Non sopporto di vederti soffrire da solo.»

Wei aprì bocca per ribattere, ma non uscì parola. Invece, qualcosa si ruppe dentro di lui. Le lacrime che aveva trattenuto per troppo tempo cominciarono a scorrere.

Dopo la missione, Lan Wangji lo portò nella sua stanza, nel padiglione appartato degli Anziani. Permesso concesso da Lan Xichen, che aveva intuito più di quanto dicesse.

«Accomodati.»

Wei obbedì docilmente. Allarmante. Si sedette sul bordo del letto, mani strette sulle ginocchia, sguardo fisso a terra. Sembrava un bambino spaventato, non il ragazzo spavaldo che sfidava il mondo.

Lan Wangji prese una bacinella d'acqua calda, bende pulite, un unguento curativo. Poi, con movimenti lenti, si inginocchiò davanti a Wei e prese il suo braccio sinistro.

«Posso?»

Wei annuì, senza alzare gli occhi.

Le mani di Lan Wangji erano sicure, leggere. Mentre detergeva il sangue secco intorno alle ferite, osservò da vicino ciò che Wei aveva nascosto per settimane. Tagli di diverse profondità, alcuni che stavano guarendo, altri ancora freschi. Segni di un dolore che lui conosceva fin troppo bene.

«Non devi farlo,» disse a bassa voce, mentre applicava l'unguento.

«Non lo faccio per attirare attenzione.» La voce di Wei era rotta. «Lo faccio perché è l'unica cosa che mi fa sentire qualcosa. Quando mi taglio, il dolore è reale. Il resto è solo una recita.»

«La recita del sorriso.»

«Sì. Se sorrido abbastanza, nessuno si avvicina. Nessuno vede la maschera. Ma tu...» Alzò finalmente lo sguardo, occhi rossi di pianto. «Perché tu vedi, Lan Zhan? Perché proprio tu devi vedere?»

«Perché mi importa di te.»

Le parole caddero come un macigno. Wei rimase immobile.

«Non lo so da molto tempo,» continuò Lan Wangji, voce calma ma ferma. «Forse da quella prima volta che mi hai rubato il nastrino. Forse da quando hai riso al mio rimprovero. Ma so che non sopporto di vederti soffrire. So che voglio proteggerti, anche se non me lo chiedi. So che ti amo, Wei Ying.»

Wei singhiozzò. Un suono strozzato, liberatorio. Le lacrime tornarono a scorrere, e questa volta non cercò di fermarle.

«Non lo merito.» Sussurrò. «Non merito niente. I miei genitori adottivi sono morti per colpa mia. La zia, il papà. Se non fossi stato lì, se non avessi fatto quella cazzata...»

«Non è colpa tua.»

«Lo è!» La voce si ruppe. «Ero un bambino ma dovevo saperlo, dovevo capire che la zia era in pericolo, che il papà... invece ho scherzato, ho riso, sono stato felice, e loro sono morti e io sono vivo e non capisci, Lan Zhan, quanto fa male!»

Lan Wangji lo strinse a sé senza esitazione. Braccia forti che avvolgevano il corpo fragile, in un abbraccio che non era solo fisico.

«Ti capisco,» sussurrò. «Più di quanto credi. Anche io ho perso persone. Anche io sono stato sommerso dalla colpa. Ma non si cambia il passato. Si cammina verso il futuro. Insieme.»

Wei affondò il viso nel petto di Lan Wangji, e per la prima volta in anni si permise di piangere senza vergogna.

«Non voglio più vivere così, Lan Zhan. Voglio smetterla. Voglio guarire. Ma non so come.»

«Ti aiuterò.»

Non era una promessa vuota. Mentre finiva di bendare le ferite con cura quasi cerimoniale, un impegno silenzioso nacque in quel gesto. Quando ebbe finito, prese il volto di Wei tra le mani, sollevandolo delicatamente.

Wei guardò quegli occhi dorati, così luminosi da sembrare due soli. Vide l'amore, senza maschere, senza difese.

Lan Wangji si chinò e posò un bacio leggero sulla sua fronte. Come suggellando il patto.

«Non sarai più solo, Wei Ying.»

Nelle settimane successive, qualcosa cambiò.

Wei Wuxian non divenne improvvisamente felice. Le cicatrici non scomparvero, e i momenti bui non cessarono. Ma ora c'era una luce, un faro nella tempesta.

Lan Wangji era accanto a lui, in ogni istante. Non lo tratteneva, non lo soffocava, ma era lì. Presenza silenziosa e costante. Spesso, quando Wei sentiva l'impulso di tagliarsi, una mano calda sulla sua fermava il gesto. Quando il vuoto minacciava di inghiottirlo, due braccia lo avvolgevano.

«Che faresti se non ci fossi?» chiese Wei una sera, seduti sul tetto del padiglione della musica.

«Ci sarei,» rispose Lan Wangji.

«Ma se non fosse vero? Se io fossi solo?»

Lan Wangji strinse la mano di Wei. «Sarei comunque lì. Per sempre.»

Wei rise. Era una risata vera, diversa da quelle finte. Sembrava una campana di cristallo nella notte.

«Mi stai facendo diventare sentimentale, Lan Zhan. Il severo secondo giada di Gusu Lan. Chi l'avrebbe mai detto?»

«Tu.»

«Eh?»

«Tu l'hai detto. Quando ci siamo incontrati. Hai detto che un giorno ti avrei sorriso.» La voce seria, ma un accenno di sorriso increspava le labbra.

Wei sgranò gli occhi. «Ma l'ho detto per scherzare! Come fai a ricordartela?»

«Ricordo tutto di te.»

Il silenzio che seguì fu caldo, intimo. Wei si appoggiò alla spalla di Lan Wangji, sentendo il battito regolare del suo cuore.

«Grazie,» sussurrò.

«Non devi.»

«Lo so. Ma lo faccio lo stesso. Perché senza di te sarei ancora perso.»

Lan Wangji non rispose. Non c'era bisogno. Invece, avvolse un braccio intorno a Wei, stringendolo più vicino.

Il sole tramontava oltre le montagne, dipingendo il cielo di rosso e arancio. I Recessi delle Nuvole erano in pace. E per la prima volta in molto, molto tempo, anche Wei Wuxian lo era.

«Lan Zhan.»

«Mmh?»

«Ti amo.»

Le parole uscirono leggere, naturali. Lan Wangji chinò il capo, posando un bacio sulla tempia di Wei.

«Lo so.»

«Sempre così modesto!» rise Wei. Una risata buona, piena di vita.

Rimasero lì, seduti sul tetto, mentre le stelle cominciavano a spuntare una a una. La mano di Wei nella mano di Lan Wangji, i cuori che battevano all'unisono.

Non c'era una fine, non c'era una soluzione magica. Ma c'era speranza. Costruita giorno dopo giorno, taglio dopo taglio bendato, lacrima dopo lacrima asciugata.

E quella era la più grande guarigione di tutte.

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Story Details

Characters: Wei Wuxian e Lan Zhan
Tone: Romantic
Length: Long
Generated by: FanFicGen AI

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