La Frequenza del Cuore
Quando Vox irrompe all'Hotel Hazbin per disturbare la guarigione di Alastor, Lucifer si frappone tra loro, dimostrando che l'amore può essere la frequenza più potente di tutte.
Il pomeriggio all’Hotel Hazbin era così tranquillo che quasi ci si poteva addormentare. Charlie se ne stava al pianoforte nell’atrio, canticchiando una melodia che le era venuta in mente quella mattina – una specie di motivetto orecchiabile, niente di speciale. Vaggie sistemava i cuscini sul divano, ogni tanto alzando lo sguardo per fissare la sua ragazza con quegli occhi da innamorata persa. Angel Dust era spaparanzato su una poltrona, concentratissimo a dipingersi le unghie di un rosso acceso, mentre Husk, dal bancone, asciugava un bicchiere con una faccia che diceva chiaramente “vorrei essere ovunque tranne che qui”.
Poi l’aria cambiò, e non in senso buono. Un lampo blu elettrico balenò oltre le finestre, seguito da un rombo di tuono che non sembrava naturale. La porta principale si spalancò con un botto, e Vox entrò come se l’hotel fosse roba sua.
Il suo sorriso a schermo era largo, falso, e i suoi occhi a LED lampeggiavano minacciosi. Dietro di lui, due schermi fluttuanti proiettavano immagini distorte del logo VoxTek.
«Salve, mocciosi» disse, la voce filtrata da un’eco metallica. «Dov’è il mio vecchio amico? Ho sentito che sta passando un periodo… difficile.»
Charlie smise di suonare, le dita sospese sui tasti. Vaggie le si piantò davanti in un secondo, lancia già in pugno. Angel balzò in piedi, dimenticandosi delle unghie appena dipinte. Husker posò il bicchiere con un tonfo sordo.
«Non sei il benvenuto qui, Vox» ringhiò Vaggie, la voce tagliente come un rasoio.
«Oh, ma io non ho bisogno di essere invitato» rispose Vox, facendo un passo avanti. I suoi occhi scrutarono la stanza, cercando. «So che è qui. Il mio piccolo Cervo Radiosità. Nascondersi non lo salverà.»
Dall’alto delle scale, una presenza si fece sentire prima ancora di vederla. Un’ombra si allungò, e poi Lucifer apparve, in tutta la sua altezza. I suoi occhi rossi brillavano di una luce pericolosa, e il suo sorriso era scomparso del tutto.
«Vox» disse, la voce bassa e controllata. «Hai sbagliato indirizzo.»
Vox rise – una risata elettrica, stridula, che dava fastidio ai denti. «Reuccio! Che onore. Ma non sono qui per te. Sono qui per il mio ex collega. Quello che hai accudito come un cagnolino. Dov’è? Si nasconde ancora?»
Lucifer scese lentamente le scale, ogni passo misurato e minaccioso. «Alastor non è un tuo collega. Non lo è mai stato. E non lo sarà mai più. Vattene, prima che ti faccia rimpiangere di essere venuto.»
«Oh, mi fai tanta paura» schernì Vox, ma un lampo di incertezza gli attraversò gli occhi. «Ma non sono qui per te, Lucifero. Sono qui per il Cervo. E lo troverò, con o senza il tuo permesso.»
Detto questo, si diresse verso il corridoio che portava alle stanze private, ignorando le proteste degli altri.
Charlie si alzò, il cuore che le batteva forte. «Papà, fermalo!»
Ma Lucifer era già in movimento. In un battito di ciglia, era davanti a Vox, bloccandogli la strada. «Non un passo di più» sibilò.
Vox sollevò un sopracciglio olografico. «E cosa farai, Re del Fallimento? Mi colpirai? E cosa penseranno i tuoi piccoli amici? Che sei un tiranno?»
«Penseranno che sono un padre che protegge la sua famiglia» rispose Lucifer, la voce roca. «E tu, Vox, non fai parte di questa famiglia.»
Mentre la tensione cresceva, nella stanza di Alastor, il demone radiofonico sedeva sul bordo del letto, le mani strette intorno alle ginocchia. I suoi occhi, di solito brillanti di sadica allegria, erano spenti, fissi su un punto nel vuoto. Il suo corpo tremava leggermente, e ogni tanto un sibilo distorto usciva dalla sua gola.
Aveva sentito Vox. La sua voce, quel tono mellifluo e velenoso, era come un bisturi che gli incideva la pelle. I ricordi tornavano a fiumi: anni di abusi, di manipolazioni, di controllo. “Il mio piccolo Cervo” lo chiamava, come se fosse un giocattolo. E per un po’, lo era stato.
Ma non più.
Con uno sforzo titanico, Alastor si alzò. Le gambe gli tremavano, ma si costrinse a camminare verso la porta. Non poteva nascondersi per sempre. E non avrebbe permesso a Vox di terrorizzare gli altri.
Quando aprì la porta, la scena che vide lo fece quasi indietreggiare. Vox era a pochi passi da Lucifer, le dita che sfrigolavano di elettricità. E Lucifer, il Re dell’Inferno, lo fronteggiava con una determinazione che Alastor non gli aveva mai visto.
«Lucifer» disse Alastor, la voce più ferma di quanto si aspettasse.
Tutti si girarono. Lucifer lo guardò, e i suoi occhi si addolcirono immediatamente. «Alastor. Non dovevi uscire.»
«Non ho bisogno che tu mi protegga» mentì Alastor, ma la sua voce tradiva una fragilità che non riusciva a nascondere.
Vox scoppiò a ridere. «Oh, che bella scena! Il grande Alastor, ridotto a un cagnolino tremante! E chi ti ha salvato, Cervo? Il Re dell’Inferno? Che patetico.»
Alastor strinse i pugni, le unghie che si allungavano. «Non sono patetico» ringhiò.
«No? Allora perché tremi? Perché non mi attacchi? Perché hai paura, Alastor? Hai paura di me?»
Ogni parola era un colpo. Alastor sentiva la sua presa sulla realtà vacillare. La sua mente era un caos di distorsioni e ricordi. Vedeva il sorriso di Vox, sentiva la sua voce, e il suo corpo reagiva come se fosse ancora intrappolato.
Ma poi sentì una mano sulla sua spalla. Calda, solida, presente.
Lucifer era accanto a lui, il suo tocco leggero ma fermo. «Non ti lascio solo» sussurrò, così piano che solo Alastor poté sentire. «Non importa cosa dice o fa. Io sono qui.»
Quelle parole furono come un’àncora. Alastor chiuse gli occhi, inspirò profondamente, e quando li riaprì, la sua maschera di controllo era di nuovo al suo posto. Non era completo, ma era sufficiente.
«Vox» disse, la voce ancora incrinata ma più decisa, «sei venuto fin qui per umiliarmi. E ci sei anche riuscito. Ma hai fatto un errore.»
«E quale sarebbe?» chiese Vox, sarcastico.
«Hai sottovalutato il legame che ho con queste persone. E hai dimenticato chi sono veramente.»
Alastor fece un passo avanti, e l’aria intorno a lui iniziò a vibrare. Le ombre si allungarono, e le luci dell’atrio iniziarono a tremolare. Un suono distorto, come di una radio mal sintonizzata, riempì la stanza.
«Non sono più il tuo burattino, Vox. Non lo sarò mai più.»
Vox sembrò esitare per un secondo, poi il suo sorriso si allargò. «Interessante. Ma ho ancora qualche asso nella manica.»
Estrasse un piccolo dispositivo dalla tasca, un cubo di metallo nero che pulsava di una luce rossa. «Questo, mio caro Cervo, è un regalo speciale. Una maledizione che ho preparato personalmente per te. Ti legherà a me per sempre, o forse ti annienterà. Dipende da come la prendi.»
Charlie, che era rimasta in disparte, si fece avanti. «Non gli farai del male!»
«Charlie, indietro» ordinò Lucifer, ma la ragazza scosse la testa.
«No, papà. Ho capito cosa sta succedendo. Vox non è qui solo per umiliare Alastor. Ha un piano più grande. Voleva usare la sua vulnerabilità per impiantargli una maledizione. Ma non glielo permetteremo.»
Vaggie, Angel e Husk si posizionarono accanto a Charlie, formando un muro umano. I loro occhi erano determinati, pronti a combattere.
«Non capite» rise Vox. «Questa maledizione non può essere fermata. Non da voi. Non da Lucifero. Solo io posso controllarla. E la userò.»
Attivò il dispositivo, e un’onda di energia rossa si diresse verso Alastor.
Lucifer reagì d’istinto. Si lanciò davanti ad Alastor, le braccia aperte, e l’energia lo colpì in pieno petto.
Un urlo di dolore gli sfuggì dalle labbra, e cadde in ginocchio, il corpo attraversato da scariche elettriche. La sua luce, di solito così brillante, si affievolì.
«LUCIFER!» gridò Alastor, cadendo in ginocchio accanto a lui. Le sue mani tremanti toccarono il viso del re, sentendo la sua pelle fredda. «No, no, no… perché? Perché l’hai fatto?»
Lucifer sorrise debolmente, il sangue che gli colava dall’angolo della bocca. «Perché… ti amo, Alastor. E non ti lascio solo. Mai.»
Quelle parole, pronunciate con tanta semplicità e dolore, infransero qualcosa dentro Alastor. Una barriera che aveva costruito per secoli, un muro di orgoglio e paura, crollò in un istante.
L’aria intorno a lui esplose. Un vento demoniaco si scatenò, facendo tremare le pareti. Gli occhi di Alastor si accesero di una luce verde accecante, e il suo corpo iniziò a trasformarsi. La sua forma umana si distorse, diventando più alta, più minacciosa. Le corna si allungarono, i suoi artigli diventarono più affilati, e la sua voce si fece profonda e cavernosa, come il ruggito di mille belve infernali.
«Vox» tuonò, e la sua voce era un’arma a sé stante. «Hai osato toccare ciò che è mio. Hai osato ferire colui che amo. Per questo, non avrai pietà.»
Le ombre della stanza si sollevarono, formando una barriera intorno a Vox. Le luci si spensero, e l’unica fonte di illuminazione erano gli occhi verdi e furiosi di Alastor.
Vox indietreggiò, il suo sorriso finalmente scomparso. «Cosa… cosa sei diventato?»
«Sono diventato ciò che ho sempre represso. La mia vera natura.»
Alastor alzò una mano, e un’ondata di energia radioattiva colpì Vox, lanciandolo contro il muro. Il dispositivo cadde dalle sue mani, e Alastor lo afferrò con un movimento fulmineo, schiacciandolo in un pugno. I pezzi di metallo caddero a terra, inutili.
«Questa maledizione non avrà più potere su di noi» ringhiò Alastor, avvicinandosi a Vox, che era a terra, tremante. «E tu non metterai mai più piede in questo hotel. Se lo farai, ti cancellerò dall’esistenza. E non sarà una morte veloce.»
La sua voce era un sibilo minaccioso, e Vox capì che non stava bluffando. Stringendo i denti, si rialzò, il suo corpo olografico tremolante.
«Questa non è finita, Alastor» sibilò, prima di dissolversi in un lampo di luce blu.
L’atrio rimase in silenzio. L’unico suono era il respiro affannoso di Alastor, che lentamente tornava alla sua forma normale. Crollò in ginocchio accanto a Lucifer, le mani che gli tastavano il petto, cercando ferite.
«Lucifer… Lucifer, svegliati. Ti prego.»
Charlie si inginocchiò accanto a loro, gli occhi pieni di lacrime. «Papà…»
Lucifer aprì lentamente gli occhi, lo sguardo annebbiato. «Ehi… piccolo Cervo… sei stato fantastico.»
Alastor rise, una risata rotta e piena di sollievo. «Idiota. Perché l’hai fatto? Potevi morire.»
«Ma non è successo» disse Lucifer, cercando di sorridere. «E ne è valsa la pena. Per te, ne varrebbe sempre la pena.»
Alastor lo guardò, e per la prima volta, non sentì il bisogno di nascondersi. Non sentì vergogna o paura. Solo amore.
«Ti amo, Lucifer» disse, la voce ferma. «E non ti lascerò mai andare.»
Si chinò e lo baciò, un bacio dolce e pieno di promesse. Intorno a loro, Charlie, Vaggie, Angel e Husk sorridevano, sentendo l’energia positiva che riempiva la stanza.
Quella sera, l’Hotel Hazbin celebrò una vittoria. Non solo contro Vox, ma contro la paura e la solitudine. Alastor, con Lucifer accanto, iniziò a guarire. Lentamente, ma inesorabilmente.
E mentre il sole infernale tramontava all’orizzonte, una nuova luce brillava nel cuore dell’hotel: la luce dell’amore, della famiglia, e della speranza.
Vox era stato sconfitto, ma sapevano che sarebbe tornato. Ma erano pronti. Perché insieme, erano invincibili.
E Alastor, il Radio Demone, aveva finalmente trovato la sua frequenza perfetta: quella del cuore di Lucifer.
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